Palazzo Pisani

Il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello ha sede dal 1897 in Palazzo Pisani, già appartenuto ad uno dei rami della famiglia Pisani, detta appunto di Santo Stefano. La costruzione dell’edificio risale al 1614- 1615 e curiosamente appare in forma anonima, come viene confermato dal Priuli, un cronista dell’epoca.

Un terremoto di pochi anni dopo (1634) peraltro danneggiò il manufatto evidentemente scadente, costringendo la famiglia a provvedere in gran parte alla ricostruzione dello stabile. Anche se Martinioni definisce nel 1663 ‘meraviglioso’ il palazzo, ‘alla Romana, di Architettura Eccellente e spesa indicevole’, non altrettanta fama gode sino all’inizio del Settecento, quando venne pesantemente modificato da Girolamo Frigimelica inserendo un secondo piano nobile soprastante al primo ed eliminando il grande abbaino centrale. La differenza tra la veste originale, come appare nel Coronelli (che erroneamente lo attribuisce a Sansovino), appare anche oggi evidente. Lo sforzo più importante viene affrontato dal Frigimelica non tanto sulla facciata, destinata a mantenere molte delle caratteristiche originarie, bensì nell’alternarsi dei cortili interni, questi sì di grande pregio ed eleganza.

L’aumento delle dimensioni del palazzo non è infatti legato solo alla facciata, bensì anche alla acquisizione di ulteriori ampi spazi verso il Canal Grande, in una spinta che si concluderà con l’acquisizione del Palazzetto Pisani, affacciato sulla principale via d’acqua della città. Lo spazio del quale dispone Frigimelica è ampio ma diseguale rispetto alla pianta, costringendo l’architetto a realizzare una struttura fuori asse che si riflette sulla disposizione dei due ampi cortili, divisi da un loggiato che mette in relazione non solo due spazi ma anche due stili: l’architetto giunge persino alla creazione di capitelli bifronti, che si intonano a ciascuno dei cortili sui quali affacciano. Sul finire del Settecento, quando oramai la famiglia Pisani versava in cattive acque (di lì a poco cederà la regale villa di Strà a Napoleone) l’architetto Bernardino Maccaruzzi provvederà ad interventi di vario genere, prima ponendo le premesse per un maggior uso del mezzanino, e successivamente creando nuovi vani scale che vanno a modificare pesantemente la struttura del palazzo, successivamente (siamo oramai nell’Ottocento) sottoposta ad ogni sorta di angherie, ivi comprese forme di frazionamento del secondo piano nobile e di tamponamento delle logge. Sarò solo con il 1942 che l’intero edificio verrà riportato alla struttura originaria dalla Sovrintendenza ai Monumenti con gli ultimi, importanti lavori di restauro.

Palazzo Pisani viene ripetutamente citato nella letteratura e nelle cronache: Rovani vi ambienta una fastosa festa nel suo romanzo storico Cent’anni, mentre la letteratura periodica ricorda come nel 1784 la visita di Gustavo III di Svezia viene celebrata nel modo più sontuoso. Purtroppo restano poche tracce della estrema ricchezza della famiglia Pisani, costretta a cedere buona parte dei propri averi per saldare debiti di gioco: oltre alla villa reale di Strà, la straordinaria biblioteca con i relativi armadi, l’eccezionale collezione di monete antiche, e un numero imprecisato di dipinti di ogni genere. Il bel volume di Rodolfo Gallo cita oltre centocinquanta capolavori, prevalentemente ospitati nella galleria, che oggi sono sparsi in tutto il mondo e dei quali si sono in parte perse le tracce. Restano le splendide sale, alcuni affreschi e alcune tele che arredano l’edificio, spesso in sostituzione di quelle originariamente concepite per questo scopo, pallidi ricordi della magnificenza del palazzo e dei suoi sontuosi arredi all’epoca nella quale i Pisani erano certamente la famiglia più ricca e più importante di Venezia.